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mercoledì 19 novembre 2014

Da umani a cannibali attraverso i film. Indagine sui significati di antropofagia e di "umanità" nelle società capitalistiche avanzate

“Affermiamo il nostro attaccamento alla specie come se fosse un dato di fatto, un presupposto. Fino al punto di costruire attorno all’umano la nozione fondamentale di diritto. Ma stanno davvero così le cose?” Rosi Braidotti (1)
Il cannibalismo è uno dei più grandi tabù della civiltà occidentale. Nell’immaginario collettivo è relegato all’interno di società isolate, impropriamente definite come “primitive” e “selvagge”, ma in realtà non è un fenomeno estraneo al mondo occidentale. Ci sono diversi episodi di antropofagia accertati durante momenti di disperato bisogno come in occasione di guerre e carestie.

Un tema scomodo, o sarebbe meglio dire scandaloso, che però trova nell’arte una strada per emergere. Basti pensare che il cannibalismo viene raccontato persino in un celebre dipinto del 1818 di Théodore Géricault come La zattera della medusa.



Perché il cannibalismo è un tema così controverso, così indecente? La sua brutalità mette in discussione l’intero sistema sociale e civile delle società occidentali, prima illuminate e razionali, oggi capitalistiche e avanzate, la cui egemonia sul resto del mondo è legittimata dal loro “presunto” rispetto dei diritti dell’"uomo". Disgustoso da una parte, “contro natura” dall’altra: il cannibalismo viene considerato l’atto di violenza più efferato che un uomo può compiere verso un suo simile. Si tratta quindi di un fenomeno che possiede un forte potere simbolico in quanto stabilisce il confine tra ciò che deve essere considerato “umano” e ciò che invece si trova al di fuori della “dimensione umana”.

giovedì 20 febbraio 2014

Boltanski: come la pietà si insinua nella politica e la sofferenza diviene spettacolo

Aspettando di trovare il tempo per leggere per intero Lo Spettacolo del dolore, attualmente sul comodino, mi accingo a lasciare qui un riassunto del saggio The Legitimacy of Humanitarian Actions and their Media Representation: the Case of France (tutte le citazioni senza fonte, provengono da questo saggio) corredato dagli appunti presi durante le lezioni della prof. Pina Lalli del corso Comunicazione e marketing sociale.

mercoledì 4 dicembre 2013

La comunicazione politica nella seconda Repubblica [ da Grandi, Vaccari]


1992-1994.
Tangentopoli: gli eroi vinti e i criminali vincitori.
Seconda Repubblica: una via d'uscita per i criminali.
Tangentopoli: le persone non si fidano più della politica.
Seconda Repubblica: si "scende in campo" per una nuova politica.

mercoledì 18 settembre 2013

Nessuno crede più nelle favole: Thompson come il nuovo Habermas


Ecco. Siamo a questo punto. Nessuno riesce proprio più a credere nelle favole: abbiamo consumato le morali ed anche i lieti fini. E per giunta nessun orco si è trasformato in un folletto benevolo.
Allora, non è che Thompson ci vuole raccontare una favola un po' più credibile di quelle che ci siamo raccontati fino ad ora? Non è che vuole trasformare la realtà in favola tanto per rendercela un po' più accettabile? Perché altrimenti quello che ci resta è questo...

lunedì 16 settembre 2013

Cosa fanno le persone quando discutono di politica sui media digitali? P. Dahlgren e E. Risi per una teoria della sfera pubblica online

Stavolta sono alle prese con Teoria della sfera pubblica: per Dahlgren più che di appunti si tratta di una traduzione, essendo il testo originale in inglese. Ho pensato che le riflessioni di Elisabetta Risi in qualche modo continuassero il discorso di Dahlgren, entrando nel merito della comunicazione sui social media: per questo motivo ci saranno riferimenti intrecciati anche al suo saggio La folla rumorosa. Quella che gli studiosi hanno cercato in tanti modi di concettualizzare come "sfera pubblica" si è rapidamente evoluta con l'introduzione dei media digitali: significa che ci troviamo di fronte ad una società più libera, almeno più consapevole, oppure che nonostante sia cambiata la natura degli spazi dove si svolge il dibattito politico e sociale, ci troviamo sempre di fronte ad una pseudo-democrazia che soffre di crisi della rappresentanza ed altri mali?

lunedì 9 settembre 2013

Prima, dopo e oltre la legge 150 - Comunicazione Pubblica

Che cosa è stata, che cos'è e cosa dovrebbe diventare la comunicazione pubblica in Italia: appunti sparsi per l'esame di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica di Alessandro Rovinetti.

E di E-government

Si sente parlare molto di e-government, ma cos'è che intendiamo quando pronunciamo questa parola? Sostanzialmente l'utilizzo delle tecnologie ICT da parte delle amministrazioni pubbliche.

Diverso da quando invece sentiamo parlare di e-democracy che è più propriamente l'utilizzo delle tecnologie ICT e della comunicazione per favorire la partecipazione dei cittadini alla vita democratica: insomma qualcosa di più ampio che presuppone non soltanto un avanzamento tecnologico ma anche una nuova apertura nei confronti del cittadino, che si traduce nell'accesso ma anche nella partecipazione attiva.

lunedì 19 agosto 2013

Twitter non è un social per pigri

Il titolo del post nasce dalla consapevolezza della natura liquida e irrequieta di Twitter, social per eccellenza di aggregazioni temporanee intorno ad un argomento, anche tra persone che non si conosco tra loro. Twitter è movimento: l'uccellino vola da un account ad un altro facendo circolare informazioni, emozioni, creando storie e community di tantissimi generi. E riesce a creare magie che durano anche pochi momenti, a differenza degli altri strumenti di comunicazione che siamo soliti utilizzare sul web.

sabato 10 agosto 2013

Piove, governo social... Twitter pensaci tu!

Preparando l'esame di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica con il docente +Alessandro Rovinetti, mi appunto qui questa interessante infografica sull'utilizzo governativo dei social media, in particolare Twitter.

domenica 7 luglio 2013

Sociologia multimediale: appunti su limiti e possibilità del web per argomentare, resistere e combattere!

"Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell'umanità." Pierre Levy

A quasi 50 anni dalla pubblicazione del saggio di Umberto Eco la distinzione Apocalittici e integrati si presenta ancora come un ottimo punto di partenza per studiare l'evoluzione portata dai media digitali nella comunicazione, ovviamente cercando un superamento di questa dicotomia. Prima di vedere come le visioni di internet utopiche e distopiche debbano essere abbandonate in favore di sfaccettature e rivalutazioni dell'azione umana, voglio stilare una lista dei concetti appresi durante la preparazione dell'esame di Sociologia multimediale. Che esame sui media digitali sarebbe senza riportare dal libro a internet le informazioni e gli stimoli ricevuti?