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mercoledì 19 novembre 2014

Da umani a cannibali attraverso i film. Indagine sui significati di antropofagia e di "umanità" nelle società capitalistiche avanzate

“Affermiamo il nostro attaccamento alla specie come se fosse un dato di fatto, un presupposto. Fino al punto di costruire attorno all’umano la nozione fondamentale di diritto. Ma stanno davvero così le cose?” Rosi Braidotti (1)
Il cannibalismo è uno dei più grandi tabù della civiltà occidentale. Nell’immaginario collettivo è relegato all’interno di società isolate, impropriamente definite come “primitive” e “selvagge”, ma in realtà non è un fenomeno estraneo al mondo occidentale. Ci sono diversi episodi di antropofagia accertati durante momenti di disperato bisogno come in occasione di guerre e carestie.

Un tema scomodo, o sarebbe meglio dire scandaloso, che però trova nell’arte una strada per emergere. Basti pensare che il cannibalismo viene raccontato persino in un celebre dipinto del 1818 di Théodore Géricault come La zattera della medusa.



Perché il cannibalismo è un tema così controverso, così indecente? La sua brutalità mette in discussione l’intero sistema sociale e civile delle società occidentali, prima illuminate e razionali, oggi capitalistiche e avanzate, la cui egemonia sul resto del mondo è legittimata dal loro “presunto” rispetto dei diritti dell’"uomo". Disgustoso da una parte, “contro natura” dall’altra: il cannibalismo viene considerato l’atto di violenza più efferato che un uomo può compiere verso un suo simile. Si tratta quindi di un fenomeno che possiede un forte potere simbolico in quanto stabilisce il confine tra ciò che deve essere considerato “umano” e ciò che invece si trova al di fuori della “dimensione umana”.

giovedì 6 marzo 2014

L'immensa bellezza: il nostro cinema italiano

Tra pagine, sospiri, bisbigli, occhiatacce... in questi giorni si parla tanto di bellezza con parole che sanno di mostruosità. Regaliamoci giorni migliori, dove il signor Pregiudizio e la signora Invidia possano riposare sereni, lontani dall'occhio del Grande Fratello Social Network.

domenica 1 dicembre 2013

Il cinema, come la filosofia, può raccontare tutto - Paolo Sorrentino

E condivido il brivido di Paolo Sorrentino che racconta egli stesso al minuto 6.40 del seguente video.



Senza il cinema non solo non potrei conoscere e capire tante storie. Senza il cinema non potrei nemmeno superare tante difficoltà di questa vita che non è sempre dolce.

Il cinema è una fantastica medicina.
Una medicina così potente che può curare tutto.

lunedì 19 agosto 2013

Le donne nella città di Fellini o Fellini nella città delle donne?

Un altro film stile Otto e mezzo che mette al centro della narrazione l'esperienza personale di un regista che tra sogno e realtà si lascia conoscere, quasi senza veli, senza timidezza.

Un regista estroverso è Fellini e dalle finestre che apre sulla sua vita io mi affaccio volentieri ad afferrare storie, ricordi, passioni, manie che mie non sono ma che addolciscono le mie giornate cullandomi e sorprendendomi... e dopo un po' anche a me sembra soffrire della stessa patologia in cui la donna è allo stesso tempo causa del morbo e medicina.

lunedì 12 agosto 2013

La poesia (sempreverde) del tassinaro

Bernarda - Ma tu sei felice co tu moglie? 
Pietro - Non lo so, non c'ho mai pensato.
Bernarda - Quando uno non ce pensa si vede che è felice.

sabato 10 agosto 2013

Trilogia della guerra antifascista [Rossellini]

Questa immersione non mi ha lasciato fiato, stanca gli occhi e stanca il cuore; eppure sale ancora di più la voglia di vedere anche la Trilogia della guerra fascista. Anche se ho un po' paura.

venerdì 19 luglio 2013

La strada di Gelsomina e Zampanò [Fellini - 1954]

"Tu non ci crederai ma tutto quello che c'è a questo mondo serve a qualcosa". 
Il matto

E se nel passato di ogni bruto ed ubriacone Zampanò di questo mondo, ci fosse una Gelsomina infelice o un'altra sorta di ferita che lacera pian piano senza farsi sorprendere? Se guardando la bestialità riuscissimo a scorgere, come fa Gelsomina, un cane pieno d'amore che per comunicare sa solo abbaiare, allora il nostro cuore sarebbe al riparo da ogni cattiveria, da ogni insulsa presunzione di superiorità.

Siamo la nostra storia, nient'altro.
Siamo i pianti ed i sorrisi, così come i corpi che abbiamo stretto e le parole che abbiamo pronunciato. La comprensione è l'arma più potente di tutti: ci porta dritti dritti verso la libertà. Meschino è chi giudica solo guardando al presente, quando l'umanità vive anche nel passato e nelle speranze che serbiamo per il nostro futuro. Allora le azioni ed i pensieri, allora le emozioni e le passioni, allora noi... noi non possiamo giudicare nulla senza essere anche noi colpevoli.